Un giorno nella Venezia segreta

Uno degli itinerari più originali se cerchi cose non turistiche da fare a Venezia è proprio il tour del Ghetto di Venezia: un percorso non scontato che segue il filo rosso della storia della comunità ebraica nella città sull’acqua. Scoprirai luoghi singolari e antichi in un viaggio nel tempo, nella tradizione e nella gastronomia del Ghetto, attraverso una visita alle sinagoghe, al museo e al celebre Banco Rosso. Potrai infine gustare un aperitivo kosher, una “cicchettata” dove il delizioso Prosecco accompagna cucina fusion e piatti della tradizione ebraica, nel suggestivo panorama di Campo del Ghetto. Oppure, puoi scegliere di conoscere il Ghetto solo attraverso i suoi sapori, scegliendo una cicchetteria di Cannaregio per il tuo pranzo, aperitivo o cicchetto alla veneziana. Pronto per partire? Una città segreta ti aspetta proprio nel cuore di Venezia.

Veduta del Ghetto di Venezia
Veduta del Ghetto di Venezia

Il Ghetto di Venezia: le origini, la Serenissima e Napoleone

Il Ghetto di Venezia è il ghetto più antico al mondo. La storia del Ghetto è molto particolare e la comunità ebraica veneziana ha attraversato vicende gloriose e dolorose negli ultimi secoli. Ad esempio, forse non tutti sanno che la parola stessa “Ghetto” deriva proprio da questa città. Gli ebrei giunsero a Venezia a partire dall’anno Mille ma solo nel 1300 la comunità ebraica divenne un insediamento stabile nella capitale della Serenissima e gli ebrei potevano vivere in qualsiasi zona della città. Le cose cambiarono nel 1500: a seguito della Guerra dei Cambrai molti ebrei giunsero a Venezia dalla terraferma, scatenando sospetti e preoccupazione nei cittadini di fede cristiana, che costituivano la quasi totalità della popolazione veneziana. Il Senato decise di non espellerli: gli ebrei erano fondamentali per l’economia della Serenissima in quanto unici “banchieri” dell’isola, però furono confinati nell’isola del Ghetto Nuovo. La parola “Gèto” in veneziano significa “fondere” ed era usata per riferirsi all’isola attualmente nota come Ghetto Nuovo perché vi erano concentrate la maggior parte delle fonderie veneziane: l’isola divenne “Ghetto” perché molti ebrei avevano origini tedesche e lo pronunciavano con la “g” dura. Alcune fonderie artistiche di Venezia sono ancora attive anche se il mestiere del fabbro diventa sempre più raro. L’isola del Ghetto era collegata al resto di Venezia da 2 ponti: per confinare gli ebrei all’interno del loro quartiere, i ponti vennero chiusi da due porte, aperte al mattino e serrate a mezzanotte da guardiani cristiani (pagati però dai residenti ebrei). A seguito di questa concentrazione a Venezia centro storico, gli ebrei iniziarono a dare una forma diversa al Ghetto di Venezia: vennero costruite 5 sinagoghe, una per ogni gruppo di provenienza. Intanto, la compagine e la potenza economica di questa minoranza “ghettizzata” crescevano. Nonostante la vocazione cosmopolita di Venezia, gli ebrei subirono diverse forme di pressione e discriminazione. Nella storia moderna, le diverse forme di persecuzione terminarono con l’arrivo di Napoleone, che eliminò alcune restrizioni e obblighi relativi alla vita nel Ghetto di Venezia, come l’obbligo di residenza e l’uso delle porte del Ghetto.

Veduta del Ghetto di Venezia
Veduta del Ghetto di Venezia: gli edifici con molti piani dai soffitti bassi

Il Ghetto di Venezia si trasforma un po’: le case, le sinagoghe e il museo ebraico di Venezia

Una volta raggruppati nel Ghetto di Venezia, gli ebrei veneziani hanno iniziato impercettibilmente a cambiare l’aspetto del quartiere. Essendo molto numerosi (arrivarono ad essere ben 4000) e trovandosi tutti stipati nella minuscola isola del Ghetto Nuovo, innalzarono le case esistenti fino a 8 piani, abbassando però i soffitti in modo da salvaguardare le fondamenta lagunari e non causare crolli. Nel 1500 sono sorte le cinque sinagoghe di Venezia, o Schole:

  • La Schola Grande Tedesca (Schola Todesca)
  • La Schola Canton
  • La Schola Levantina
  • La Schola Spagnola
  • La Schola Italiana

Le sinagoghe vennero costruite all’interno di edifici preesistenti, scegliendo l’ultimo piano degli edifici poiché, per tradizione, non può esserci nulla se non il cielo sopra una sinagoga. In questo modo, le schole diventano luoghi abbastanza difficili da individuare a chi non conosca bene il Ghetto di Venezia. Come riconoscere una sinagoga a Venezia? Le sinagoghe hanno 5 grandi finestre allineate (possono anche essere in linea ma su pareti contigue o attorno al profilo di un bovindo): le finestre rappresentano i 5 libri della Torah. All’esterno inoltre si possono spesso leggere scritte in ebraico all’esterno. Queste e molte altre curiosità ti saranno illustrate durante l’interessante tour delle sinagoghe: per chi non è di religione ebraica, ci sono dettagli impossibili da cogliere se non attraverso la guida di un esperto, mentre per i visitatori di fede ebraica questo tour rappresenta un toccante viaggio nella storia delle proprie origini.

La Schola Todesca è la sinagoga più antica e si trova nello stesso edificio del Museo Ebraico. Nel Museo Ebraico di Venezia sono contenuti diversi oggetti legati alle tradizioni ebraiche e alla religione, come drappi, monili, rotoli della Torah e diverse testimonianze selle vicende storiche salienti della comunità ebraica, compresi reperti legati alla seconda Guerra Mondiale e all’Olocausto. Il tour del Ghetto di Venezia non è completo senza una visita agli altri luoghi cruciali della vita quotidiana della comunità, sia nei secoli passati sia al giorno d’oggi.

Veduta del Ghetto di Venezia
Veduta del Ghetto di Venezia

I banchi dei pegni

Ai tempi della Serenissima la presenza degli ebrei era centrale per il fiorire dell’economia poiché gli ebrei potevano lavorare come “banchieri”, prestando denaro con interessi o in cambio di oggetti dati in pegno. Per la religione cristiana, all’epoca, gli interessi erano considerati immorali e gli ebrei che lavoravano come banchieri o come gestori dei monti dei pegni erano chiamati indistintamente usurai, nonostante i tassi di interesse fossero regolamentati dalle stesse leggi della Serenissima. I servizi di credito e prestito erano tuttavia molto richiesti e per lungo tempo hanno agevolato un’economia vivace e sempre più fiorente, fungendo anche da sostegno alle fasce economicamente vulnerabili e alla microimpresa. I banchi dei pegni si trovavano tutti in Campo del Ghetto Nuovo ed erano tre: il Banco Rosso, il Banco Verde e il Banco Nero. Probabilmente il loro nome dipende dal colore delle ricevute di pegno delle singole attività. Il Banco Rosso di Venezia porta ancora l’antica insegna e resta uno dei luoghi-simbolo della comunità ebraica dell’isola. I banchi dei pegni veneziani sono botteghe da record, essendo i più vecchi del mondo e proprio qui è nata l’espressione “essere in rosso” e “essere al verde” quando si vuole dire di non avere denaro. Questo luogo racchiude

Antica locandina del Banco Rosso nel Ghetto di Venezia
La celebre locandina del Banco Rosso nel Ghetto di Venezia

Le tradizioni fino ai nostri giorni: la cucina kosher veneziana

Attualmente il numero di ebrei che vivono nel ghetto è molto calato a causa delle deportazioni durante la seconda Guerra Mondiale. La comunità ebraica veneziana però porta avanti orgogliosamente la propria distintiva identità non solo culturale e religiosa, ma anche gastronomica. La cucina kosher è un corposo sistema di regole alimentari attraverso le quali gli ebrei veneziani hanno creato un vero e proprio menu unico al mondo dove la gastronomia lagunare e quella ebraica si fondono. Addirittura, il piatto probabilmente più famoso della cucina veneziana, le sarde in saor, sono in realtà un piatto kosher.

Il Mercante di Venezia di Shakespeare è ambientato proprio nel Ghetto di Venezia
Il Mercante di Venezia di Shakespeare è ambientato proprio nel Ghetto di Venezia