Il Carnevale di Venezia: le origini della festa più famosa del mondo

Il Carnevale di Venezia è famoso per la sua forte identità e per la sua capacità di conservare maschere tradizionali che rimangono sempre magnifiche col passare dei secoli, ma sempre attuali grazie alla fantasia e alla creatività degli artigiani e degli appassionati. Le origini del Carnevale di Venezia si possono far risalire al 1039, quando in un documento scritto compare per la prima volta la parola “carnevale”. 200 anni dopo, a Venezia, ci sarà un fiorire di leggi che vanno a colpire vari aspetti del Carnevale di Venezia, come le chiassose comitive mascherate che con i loro scherzi e le loro trovate, spesso dettate dall’ebbrezza, minacciavano la tranquillità e la moralità cittadina. A Venezia infatti, nel periodo della Serenissima, gli eccessi del Carnevale sono stati tollerati o disincentivati dai governi in una continua ricerca di equilibrio tra l’ordine e il decoro che si voleva per la città e, dall’altra parte, la necessità di stemperare le tensioni sociali dando libero una valvola di sfogo anche per i ceti più svantaggiati, scongiurando malcontento e sommosse. Va ricordato che l’uso della maschera e il travestimento con abiti da uomo e da donna era diffuso a Venezia anche nei periodi al di fuori del Carnevale, per permettere attività in cui l’anonimato era importante, non ultimo il gioco d’azzardo, e per dare ai protagonisti delle imprese libertine la sicurezza di poter compiere con successo le loro missioni amorose.

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Il Leone di San Marco, simbolo della Serenissima

Il Carnevale di Venezia: le glorie del 18° secolo

Fra il 1600 e il 1800 l’uso della maschera è stato via via bandito in occasioni sempre più numerose e disparate, fino a scomparire praticamente del tutto all’inizio del Novecento: restavano salve solo alcune feste private. Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’uso della maschera viene reintrodotto ma lo spirito del Carnevale di Venezia è ormai scomparso: verrà ripristinato e riportato all’antico splendore solo nel 1979, soprattutto grazie alla buona volontà della cittadinanza. L’attuale carnevale ricalca i costumi mai completamente perduti del carnevale del 18° secolo. Nel Settecento il Carnevale fiorisce e raggiunge il massimo splendore: si moltiplicano le botteghe di maschere e costumi, le attrazioni di giocoleria e acrobazia, i teatri e la Commedia dell’Arte, i cui costumi restano cristallizzati nella tradizione delle maschere veneziane. È anche l’epoca dei libertini, come il rubacuori più famoso e scandaloso della storia, Giacomo Casanova!

Il Ridotto di Pietro Longhi, 1750 ca.
Il Ridotto di Pietro Longhi, 1750 ca.

Le maschere più famose del Carnevale di Venezia

Come maschere si possono intendere le coperture del viso o gli interi travestimenti. Fra le maschere per coprire il viso, la più in voga nel ‘700 e ancora oggi fra le preferite, è la Baùta: si tratta di una maschera che riproduce i lineamenti maschili con naso pronunciato e con una parte che copre la bocca, ma che lascia molto spazio per parare, bere e mangiare. La indossavano sia uomini che donne, per la sua praticità e per la perfetta copertura dei tratti del viso, ed era portata tradizionalmente abbinata al tricorno, uno dei copricapi più in voga all’epoca, e il tabarro, il tipico mantello nero. Oggi viene indossata allo stesso modo, spesso abbellita con qualche decorazione personalizzata. Fra le maschere intese invece come costumi più complessi, quello di Colombina, la servetta veneziana, e dell’arcigno Pantalone, sono le due maschere più famose. La maggior parte delle maschere che si ammirano durante il Carnevale di Venezia, al giorno d’oggi, pescano dal lussuoso repertorio dei costumi d’epoca veneziani abbinandoli alle maschere come la Bauta o con copertura più o meno ampia, ornate e impreziosite da artefatti, ammennicoli e lustrini che possono raggiungere dimensioni davvero notevoli. Spesso, poi, a Venezia si usa la mascherata di gruppo: due o più persone compongono una coppia o un gruppo tematico, spesso in onore del tema dell’anno stabilito di volta in volta per le edizioni del Carnevale, con risultati particolarmente spettacolari.

Baùta al Carnevale di Venezia, foto di Danny Nicholson
Baùta al Carnevale di Venezia, foto di Danny Nicholson

Le tradizioni del Carnevale di Venezia

Il periodo del Carnevale non è un’omogenea successione di giorni di divertimento spensierato e di maschere in mostra, ma è scandito da giorni speciali con riti particolari e tradizioni culinarie originali.

Il volo dell’Angelo: si tratta di una tradizione secolare che è stata eseguita in diversi modi durante i secoli. Sembra che sia stato eseguito per la prima volta durante il Cinquecento, quando un funambolo turco ha raggiunto la cima del campanile camminando su una corda fissata al molo, scendendo poi in modo spettacolare. Da allora, molti acrobati hanno ripetuto l’entusiasmante volo, scendendo dal campanile verso la Loggia: la manifestazione si è arricchita di dettagli come lancio di doni alla folla e premiazione dell’artista da parte del Doge, fino all’infausta caduta dell’acrobata a metà del Settecento. L’angelo-acrobata è stato sostituito da una botte di legno fino al 2001, quando la tradizione è stata ripristinata con veri “angeli” in carne ed ossa, scelti fra personalità di spicco come atleti e cantanti, solitamente donne.

La Festa delle Marie: questa tradizione millenaria, nata nel X secolo, è stata ripetuta con infinite varianti. Il canovaccio della manifestazione consiste nella scelta di ragazze veneziane, povere e graziose, che celebrano le nozze durante il Carnevale. Anticamente, i nobili della città donavano o pestavano abiti sfarzosi e gioielli alle “Marie”, che sfilavano per i canali e per le calli e partecipavano a rituali, cerimonie e feste. Quando la tradizione, alla fine del XIII secolo è sembrata troppo frivola ai governatori, si sono sostituite le “Marie” con delle tavole sagomate e dipinte: i veneziani hanno accolto i cortei con le “Marie de toea”, cioè le Marie di tavole, con proteste e lanci di verdure, e ancora oggi chiamano “Maria de toea” una donna noiosa e senza seno. La tradizione è tornata ad essere celebrata con le vere “Marie” solo nel 1999!

Frittelle e Galani: i dolci tipici del Carnevale di Venezia sono le frittelle, palline di pasta dolce fritte e spesso ripiene di crema o zabaione ma anche condite con uvetta, e i “galani”, chiamati anche crostoli o chiacchere, una sorta di lasagna dolce che viene fritta e spolverata di zucchero a velo.

Festa delle Marie al Carnevale di Venezia
Festa delle Marie al Carnevale di Venezia